In Italia il grado di sicurezza degli emocomponenti e dei farmaci derivati del plasma rispetto al rischio di trasmissione di agenti infettivi noti ha raggiunto, da molti anni, livelli estremamente elevati. Ad affermarlo è il Centro Nazionale Sangue, organo tecnico del Ministero della Salute, in riferimento alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui ricorsi di pazienti italiani che hanno sviluppato infezione da HIV e virus dell’epatite B e C a seguito di trasfusione di emocomponenti infetti tra gli anni ’70 e ’90.
Oggi, infatti, il rischio residuo di contrarre un’infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, e nello specifico: 1,6 casi per milione di donazioni per l’epatite B; 0,1 casi per milione di donazioni per l’epatite C e 0,8 casi per milione di donazioni per l’HIV. A fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 ogni giorno), da oltre 10 anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da HIV, virus dell’epatite B o C.
“Le Associazioni di volontariato del sangue – commenta Vincenzo Saturni, Presidente Nazionale AVIS – sono impegnate da anni, in stretta collaborazione con le istituzioni sanitarie come il Centro Nazionale Sangue ed i tecnici del mondo trasfusionale, a garantire la massima sicurezza e qualità del processo di donazione del sangue, per tutelare nel migliore dei modi il cittadino ricevente e il donatore stesso. Il volontariato del sangue, inoltre, è impegnato ogni giorno nella fondamentale promozione di stili di vita sani tra i donatori volontari e associati, al fine di rendere ancora più elevati i livelli di sicurezza. Grazie anche a quest’azione siamo arrivati all’84% di donatori periodici e associati, fattore che ci posiziona ai primissimi posti nel mondo e che rappresenta un ulteriore indicatore di qualità e sicurezza”.
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